Lo stud Poker: imparare a giocare a Seven Card Stud

Si gioca con sette carte personali, con cui formare la migliore combinazione possibile di cinque.
Non ci sono carte comuni e le puntate sono fisse. Si tratta del Seven Card Stud, una variante di poker abbastanza diffusa anche sulle poker room di casa nostra.

Le puntate del Seven Card Stud

Impara lo Stud Poker

Da due a otto gioca­tori al tavolo, con sette carte a testa. I conti non tornano, è vero (le carte, in­fatti, sono 52), ma scopriremo insieme che con un semplice accorgimento è invece possibile.
Stiamo par­lando del Seven Card Stud, una delle classiche varianti del poker, molto diverten­te da giocare e semplice da imparare; almeno dal punto di vista delle regole, perché poi, come tutti i giochi, c’è bisogno di tanto tempo e notevole impegno per arriva­re a un buon livello tecnico.
Le differenze con il Texas Hold’em sono davvero tantissime, ma nel corso della spiegazione delle regole cer­cheremo comunque di evi­denziarle, in modo che an­che i meno esperti possano riuscire a padroneggiarle. Per prima cosa, va detto che il Seven Card Stud – come tutte le varianti di poker “stud” (almeno una delle carte personali è scoperta e visibile a tutti gli altri) – si gioca senza carte comuni. La mano si sviluppa in diver­se fasi, al termine delle quali ogni giocatore – se ancora in gioco – arriverà ad avere sette carte personali (alcune coperte, altre scoperte, come vedremo), con cui formare la miglior combinazione possi­bile di cinque.
Abbiamo spe­cificato “se ancora in gioco” perché è sempre possibile abbandonare la mano (fold) durante il suo svolgimento, esattamente come nel Texas Hold’em. Un’altra differenza da evidenziare subito è che nel Seven Card Stud l’im­porto della puntata è fisso (limit, in gergo) e viene deciso prima dell’inizio del torneo. Scopriremo come ci sia una small bet (piccola puntata) nella fase iniziale della mano e una big bet (grande puntata) durante le fasi centrali e finali. Inoltre, non ci sono i bui.

Sono sosti­tuiti dagli Ante, una piccola somma (generalmente pari a un decimo della big bet) che tutti i partecipanti devono obbligatoriamente mettere nel piatto prima dell’inizio della mano. Cinque i giri di puntate (che vedremo poi nel dettaglio), a differenza del Texas Hold’em poker dove sono quattro (dopo aver ricevu­to le carte personali, dopo il flop, il turn e il river). Esattamente uguale, invece, la scala dei punteggi, con la scala reale a comandare (dall’Asso al 10 di un seme qualunque), seguita da sca­la colore (una qualsiasi altra scala formata da carte dello stesso seme), poker, full, co­lore e così via. Se due gio­catori hanno entrambi scala reale, il piatto si divide (non conta il seme).
In caso di due scale colore, invece, il vinci­tore sarà il giocatore che ha in mano quella più alta, in­dipendentemente dal seme. Divisione del piatto in caso di parità.
Tutto chiaro fin qui? Bene, allora è il momento di ad­dentrarci nel gioco, vedendo in che modo si sviluppa ogni mano.

Ovviamente meno diffuso rispetto a Texas Holdem poker e Omaha, lo Stud viene comunque of­ferto da alcune tra le più im­portanti poker room italiane, come ad esempio Gd Poker,  altri, anche se è una variante di gioco molto più di nicchia rispetto all’Holdem e quindi anche online attira un numero più ristretto di giocatori.
Inoltre, se siete appassionati di Stud oppure potete trovare alcuni dei tornei migliori di questa variante in uno dei siti di gioco più famosi.

Le fasi di gioco
Una volta che tutti i giocatori hanno messo l’Ante nel piat­to, il mazziere distribuisce a ognuno tre carte personali (una alla volta, in senso ora­rio, a partire dal giocatore se­duto alla propria sinistra), due coperte (dette hole cards) e una scoperta (door card).
Il primo giro di puntate si chia­ma terza strada.
A parlare non sarà il giocatore che sie­de alla sinistra del mazziere, perché nel Seven Card Stud il giro, così come lo inten­diamo, non viene rispettato.
A dover effettuare la punta­ta sarà invece chi ha la carta scoperta più bassa.
Per determinare quale sia la carta più bassa, sarà sufficiente osser- vare il suo valore (per esem­pio, un 4). In caso di parità si guarderà il seme, secondo questo ordine: picche, cuori, quadri, fiori.
La prima punta­ta, che viene definita di aper­tura, si chiama bring-in, ha un valore predeterminato (da un terzo a metà della small bet) ed è obbligatoria. Il pri­mo a parlare, però, invece del bring-in può effettuare diret­tamente la small bet, che sarà considerata come rilancio.
In un torneo dove, per esempio, la small bet è di 2 euro e la big bet di 4, il bring-in potrà variare tra 70 centesimi e 1 euro, in base a quanto deciso prima dell’inizio.
Si procede­rà poi in senso orario, con il giocatore seduto alla sinistra di chi ha puntato il bring-in che dovrà decidere se vedere (call), lasciare (fold) o rilan­ciare (raise), poi, ad uno ad uno, toccherà a tutti gli altri.
L’eventuale rilancio deve esse­re esattamente pari al doppio della puntata (in pratica, sarà come mettere due bring-in). Per ogni giro di puntate so­no consentiti al massimo tre rilanci.

Puntate centrali
Quando tutti hanno deciso se continuare a giocare o meno, il mazziere “brucia” una car­ta (nel senso che la elimina, esattamente come succede nel Texas Hold’em prima del flop, del turn e del river) e ne distribuisce a ogni giocatore rimasto (sempre partendo dal giocatore alla sua sinistra) una quarta, anch’essa sco­perta.
Chi è ancora in gioco, dunque, si ritroverà con due carte scoperte e due coperte.
Va detto che nel momento in cui qualcuno decide di la­sciare (fold), tutte le sue carte vengono immediatamente coperte e ritirate dal tavolo.

Per lo svolgimento del gioco, sarà quindi fondamentale ri­cordarsi quali fossero quelle scoperte, in modo da evita­re errori (tipo aspettare, per esempio, un Asso, quando invece erano già tutti tra le carte degli avversari).
Avvenuta la distribuzione delle carte si passa al secondo giro di puntate – la quar­ta strada – in cui si potrà effettuare la small bet (pic­cola puntata), il valore della quale è stato predeterminato all’inizio del gioco (nell’esem­pio fatto poco sopra, 2 eu­ro).
In questo caso, il primo a parlare sarà chi ha il punto
più alto, considerando le due carte scoperte (in caso due giocatori abbiano mani di pari valore, il turno sarà del primo alla sinistra del maz­ziere). Questi potrà decidere se puntare la small bet o pas­sare la parola a chi siede alla sua sinistra (check).
Nel caso in cui, però, il punto scoper­to sia una coppia (due carte uguali, quindi), potrà anche decidere di effettuare la big bet (lo può fare solo il primo a parlare, non gli altri), che ha un valore equivalente al doppio della small bet (con­siderando l’esempio fatto, 4 euro).
Sarà poi il turno, uno dopo l’altro, di chi è ancora in gio­co, sempre in senso orario a partire dal giocatore sedu­to alla sinistra del primo che aveva la parola.
Le sole scel­te possibili saranno vedere la puntata (o fare check se nessuno ha ancora punta­to), rilanciare (sono consen­titi sempre al massimo tre rilanci) o lasciare. Quando tutti hanno deciso come agi­re, il mazziere distribuirà la quinta carta, sempre scoper­ta, dopo aver “bruciato” la prima del mazzo.
Chi è an­cora in gioco, dunque, avrà cinque carte, due coperte e tre scoperte. Da questa fase in avanti – chiamata quinta strada – la small bet viene sostituita dalla big bet, che, come detto, ha un valore pari esattamente al doppio. Chi ha il punto più alto deciderà, così, se effettuare la big bet o passare (check). Gli altri sce­glieranno, a loro volta, come agire (cali, raise o fold). Stesso discorso dopo la di­stribuzione della sesta carta (ancora una volta scoperta e sempre dopo aver bruciato un carta). Anche in questa fa­se – la sesta strada – la scelta sarà tra puntare la big bet e non puntare affatto. Sempre valida la regola che prevede come massimo tre rilanci per ogni giro di puntate.

Ultima puntata
In base a quanti giocatori so­no rimasti in gioco e a quante carte ci sono ancora nel mazzo, il mazziere brucia la prima carta e ne distribuisce una coperta ad ogni gioca­tore, che così si ritroverà con sette carte, quattro scoperte e tre coperte. Nel caso, però, le carte non siano sufficienti per tutti (ricordiamo che in un mazzo ce ne sono 52 e con otto giocatori in gio­co ne serviranno più di 56, considerando anche quelle che sono state bruciate) si metterà al centro del tavo­lo una carta scoperta, che potrà essere utilizzata da ognuno come propria set­tima carta personale (se ne­cessario, questa carta può anche essere una di quelle bruciate in precedenza).
Inizia così l’ultimo giro di puntate, la settima strada, con la parola a chi ha il pun­to scoperto più alto. Dopo di lui, sarà il turno degli al­tri, fino a completare il giro. Una volta che tutti hanno agito, il primo a mostrare il proprio punto (showdown) sarà colui che ha effettuato l’ultima puntata o l’ultimo rilancio (se nessuno ha pun­tato, mostrerà per primo il punto chi aveva quello più alto all’inizio del giro).
Ogni giocatore avrà la possibilità di far vedere le proprie car­te o di rinunciare al piatto senza mostrarle (muck, in gergo). Spesso i giocato­ri preferiscono evitare di scoprirle quando sanno di non poter vincere per non far conoscere agli altri la propria strategia. Chi avrà realizzato la migliore com­binazione di cinque carte si aggiudicherà il piatto.

In conclusione
II Seven Card Stud richiede molta pazienza e nervi saldi per gestire la mano che si sviluppa in un tempo rela­tivamente lungo rispetto a quanto si è abituati giocando a Texas Hold’em. Prima di decidere se continuare a giocare o meno bisognerà attentamente considerare quante sono le carte che possono migliorare il pro­prio punto e quante di que­ste devono ancora uscire. Inoltre, bisognerà ricordarsi le carte di chi ha abbando­nato la mano (che vengono immediatamente coperte) e studiare quali possano essere i punti che stanno provando a realizzare gli avversari. Con tre carte co­perte ci si accorgerà che non è così semplice.

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Giocatore di Texas Hold'em e amante dei giochi di carte in generale, sopratutto online. :)
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